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martedì 26 novembre 2013
VINCENZO ZUCCHINI, IL VERO CAPITANO DELLA PESCARA CALCISTICA
E' difficile trovare un'intera città d'accordo su qualcosa, su qualsiasi cosa. Credo addirittura che questo non accada mai nemmeno quando un fatto è ovvio. Non ho mai visto la città di Pescara stretta tutta attorno a un ideale, a una persona, a una cosa, a un accadimento, o meglio non l'avevo mai vista prima di qualche giorno fa.
La scomparsa di Vincenzo Zucchini ha invece unito in modo assoluto, impossibile discutere l'essenza di questo grande uomo ancor prima che grande calciatore, perché in questo caso gli apprezzamenti erano univoci ancora prima del suo addio.
Se un difetto gli si poteva attribuire - ma non è certo un difetto, e se lo è lo è solo per alcuni che sono disposti a passare sopra tutto e tutti pur di ottenere un risultato - è che Vincenzo era troppo buono.
Forse troppo buono per poter essere allenatore a certi livelli, o direttore sportivo o non si sa cos'altro.
Come calciatore è stato l'emblema della serietà, della forza e della correttezza allo stesso tempo, l'emblema dell'attaccamento ai colori sociali (come ci piace dire tanto oggi), il vero capitano storico del Pescara calcio.
Eppure Vincenzo ha giocato anche con squadre non simpatiche ai pescaresi - cito la Lazio, squadra in cui segnò anche alla Roma nel tragico derby della morte sugli spalti del tifoso Vincenzo Paparelli - e ha allenato gli acerrimi "cugini" del Chieti.
Cionostante a Pescara tutto questo non ha scalfito l'immagine del grande sportivo e del grande uomo che era e sarà, perché per fortuna le persone perbene sono apprezzate anche oltre i loro percorsi calcistici.
Di Zucchini ricorderò sempre l'essere di poche parole ma cordialissimo, gentile, educato, forse timido, mai plateale e fuori posto, nei primi anni in cui esercitavo l'attività di giornalista e lui - già monumento e idolo di quando andavo a vedere le partite con mio padre - era il vice di Giovanni Galeone sulla panchina di un Pescara vincente.
Un introverso buono e serio, in una città che secondo alcuni ama di più i personaggi che le persone.
Vincenzo Zucchini è la riprova che Pescara sa invece coltivare anche i sentimenti più veri, quelli che per fortuna vanno oltre le parole e si affidano agli sguardi.
Il tuo sguardo, Vincenzo, come le tue giocate, io e Pescara non li dimenticheremo.
E non dimenticherò mai l'espressione stravolta dal dolore - il giorno del tuo funerale - di quel signore che tanti anni fa gli pennellava cross per la sua testa infallibile, un altro signore del calcio, Bruno Nobili.
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